20.3.24
28.2.24
Rose, ruby chocolate, raspberry - flowers
Un fiore racchiuso in un dolce..
C'è chi regala mazzi di fiori, e chi invece come me, preferisce racchiuderle in una piccola sfera glassata di rosa tenue, un po' di polvere di lamponi e dei minuscoli fiorellini essiccati.. my kind of love.
12.2.24
Wasabi macarons - you'll make it
Piove ininterrottamente da due giorni.
Io e S. non siamo soliti ad andare fuori a mangiare e, ovviamente, visto che ieri sera era prevista una scappatella al nostro sushi preferito, non poteva che venire giù un diluvio universale. La fortuna, in termini di meteo, non è mai dalla nostra parte..
Alghe wakame a iosa per me, decine di nigiri al salmone per lui.. un po' di noodles, dei futomaki piccanti, un po' di sashimi misto e dei ravioli gyoza (che prima o poi voglio provare a fare perchè secondo me sono super aesthetic). Wasabi e zenzero per sgrassare e una buona birra in compagnia di vecchi amici ritrovati e la titolare del ristorante, Laura, una signora giapponese sulla quarantina dalla parlantina facile. Risate, qualche amaro e si è fatta ora di chiudere il locale.
Rubo al volo un biscotto della fortuna:
you'll make it
5.2.24
21.1.24
Madeleines al cioccolato e caramello salato
Un sottile guscio fondente, un cuore al caramello salato, un pizzico o forse due di vaniglia e la colazione della domenica mattina è salva.
14.1.24
Banana, noce pecan e caffè
Perdutamente innamorata di questo stampo per donuts al forno, che in forno non c'è mai finito, della glassa con l'effetto a righe, e dei gusti particolari, quelli che non trovi in giro, quelli che la gente non è abituata ad assaggiare..
"ci hanno fregato da piccoli quando ci hanno insegnato a colorare dentro i bordi"
6.1.24
Cioccolato bianco, mandorla e fragola - era solo questione di tempo
"lo sapevo che avresti ricominciato.. era solo questione di tempo, ce l'hai dentro Silvietta"
Sono beatamente distesa sul divano, sulle mie gambe poggia un pc diverso dal solito, una tastiera a cui devo ancora abituarmi ma come sempre tante schede aperte di pinterest e blog vari perchè mentre scrivo di questa ricetta sto già pensando a quella che farò nei prossimi giorni.
17.4.20
pensieri.
E lo so che sono strana, maledettamente paranoica e perfezionista. Insoddisfatta delle mie giornate e stanca di trovare difetti in qualsiasi cosa io faccia. Eppure non posso scappare da questa condizione. Sono fatta così, cerco sempre quel qualcosa in più, quel qualcosa che non ho, quel tempo perso, quell’ora inutilizzata, quella parola non detta, quella persona lasciata andare.
O è bianco, o è nero. Nero pece di solito, quel nero che non ha sfumature. Che poi di Bianchi c’è ne sono fin troppi. Bianco panna, bianco avorio, bianco perla.. troppi. No, non fanno per me.
Scivolano lungo il mio corpo le goccie d’acqua, calda e quasi ustionante. Come sempre mi pervade una sensazione di malinconia, tante volte ho provato a razionalizzarla, a capirne l’origine e a darci un senso, ma non ci sono mai riuscita. Ogni volta che mi spoglio e che mi fiondo sotto quel getto della doccia mi sento come avvolta da una solitudine, che poi diventa tristezza, la mancanza di qualcosa, come se l’acqua potesse toglieremi di dosso qualcosa.
Continuo a guardare indietro, alla ricerca dei miei errori, di quello che non sono e sono stata, cercando di capire chi ero e chi sono davvero. Ho la mente ormai divorata dai tarli, piena di buchi comunicanti tra loro, congetture e ragionamenti collegati da sottili fori. I pensieri scorrono veloci da una parte all’altra toccando tutti i ricordi che uno alla volta tornano a galla. Non esiste un interruttore per fermare tutto questo? Un pulsante per spegnere la mente? No, neppure mentre dormo tutto questo ha un fine, anzi, spesso è proprio durante la notte più profonda che i pensieri si fanno più limpidi e scivolosi. Come acqua scorrono veloci ed io non posso fare nulla per controllarli.
Ogni sera, quando mi stendo a letto, spoglia sotto le lenzuola, mi accarezzo le braccia, mi stringo a me e mi ripeto che un altro giorno è passato, e che domani andrà meglio, che potrò continuare ad essere ciò che sono, che non ho bisogno di cambiarmi. Eppure ho sempre paura di sbagliare, di essere una persona troppp difficile, incompleta, incasinata e continuamente in bilico tra diverse me.
Dovrei imparare a chiuderli certi libri, a non riaprirli mai più, perché se non ho mai finito di leggerlo è perché non mi andava, perché non mi piaceva la trama o perché forse un colpo di vento mi ha fatto perdere il segno. E chi mai vorrebbe riprendere un libro da dove l’aveva lasciato se son passati mesi dall’ultima volta che l’aveva letto?
12.4.20
12.4.2020
Non mi sono alzata con il piede giusto, probabilmente il tragitto dal letto al divano questa notte è stato un po’ turbolento, fatto sta che nonostante fuori il sole stia splendendo e convinca tutte le persone dei condomini ad essere felici e sorridenti, con la bocca piena di cioccolata e i livelli di serotonina alle stelle, io, da buona sociopatica quale sono diventata ultimamente (o forse lo sono sempre stata un pochino..), non ho voglia di fare un emerito cazz. Excuse-moi per il francesismo ma stamane va così.
Se un paio di mesi fa mi avessero detto quello che mi aspettava sono certa che avrei gettato la spugna. Chiuso qualsiasi tipo di rapporto con qualsiasi persona, fatto scorte per un mese di uova, frutta secca e pollo, caffè, libri e penne bic, le uniche che mi fanno rilassare quando le uso. Un tratto sottile e indelebile il loro che non lascia margine di errore, eppure così delicato e potenzialmente ricco di mille sfumature se usato correttamente. Dicevo, mi sarei barricata in casa senza la voglia, senza la nostalgia, senza la malinconia della solitudine. Solo io me me stessa.
Probabilmente passerò la giornata con le cuffiette alle orecchie oggi, le voci e le risate dei vicini sono come aghi tra le costole, sottili e lucenti ma dannatamente dolorosi.
Non ho preparato il pranzo, non ho preparato la cena anche se con tutta la roba che ho in frigo potrei sfamare almeno quattro o cinque famiglie con figli. Non ho voglia, non ho voglia di nulla, o forse di tutto quello che in questo momento non posso avere.
Non capisco proprio cosa ci sia di tanto bello da festeggiare oggi. Le vostre tavole piene di lasagne, pollo arrosto, patate e timballi. Colombe e focacce che stanno per essere decapitate e smembrate per fiondarsi sotto le fuaci dei bambini che schiamazzano giù in cortile. In realtà forse quello che mi manca di tutto questo tram tram è lo Zibibbo. Si, quel vino liquoroso che si beve solo in certe occasioni. Ah, e i cantucci. Amo, amo alla follia i cantucci. Ecco il mio pasto potrebbe essere fatto più o meno così. Biscotti, vino e un buon amaro seguito dal caffè. O viceversa fate un po’ voi. Ma di tutto questo ho solo del Montenegro in frigo, e berlo da sola non ha senso, non è manco divertente. Avrei anche voglia del Disaronno, così stucchevole e mieloso, alcol mascherato, roba da femminucce ma pur sempre roba buona.
E invece nulla di tutto questo, il mio sguardo cade sul tavolo dove mi aspettano i miei 3/4 litri d’acqua da bere durante la giornata, l’alcol lo teniamo per altre occasioni. Affianco alle bottiglie un calendario, con i giorni sbarrati, uno alla volta per contare quelli di quarantena e di dieta più o meno pulita che sto facendo. A seguire due flaconcini di amuchina, un paio di mascherine, una candela, due accendini, un pacchetto di Philip Blue quasi giunto al termine e una scatolina, sorvegliata dal piccolo Buddha, a cui penserò stasera, l’unica gioia della giornata.
Alzo il culo dal divano e vedo di mettermi a fare qualcosa, auguri a voi che festeggiate questo giorno, mangiate anche per me.
Silvia
11.4.20
quarantena.
Me la immaginavo diversa, la Pasqua, quest’anno. E non tanto per la domenica in sè perché sarà una semplice domenica primaverile, come tante altre. Ma ero convinta che sarei stata stanca, con le dita sporche di cioccolato, nauseata dalle uova e con i polmoni pieni zeppi dei coloranti e del burro di cacao che ogni anno spruzziamo per colorare i soggetti pasquali. Orsi, conigli, rane, api, cavalli.. qualsiasi cosa posa contenere un mini regalo. Sfere e semisfere, incollate tra loro, per dare forma a diversi animali. Carini, abbastanza costosi in termini di tempo e denaro, però, mi tocca ammetterlo, sono davvero carini.
Mi ero immaginata un uovo bigusto, fondente e bianco, con all’interno tanta granella di pistacchio da far venire le bave alla bocca a chiunque, pure a me che il pistacchio manco piace. Avevo anche pensato per un po’ a cosa avrei potuto metterci dentro..
Mi immaginavo i giorni prima della festa passati a svegliarmi presto, che si sa i lievitati decidono loro i tempi e come ogni anno pensavo mi sarei ritrovata a fare i turni a lavoro, dall’alba al tramonto, a guardare la tuffante rigirare gli impasti, tra un cigolio e l’altro, e a formare le colombe, a ricoprirle di glassa, mandorle e granella di zucchero.
Già, me la immaginavo completamente diversa.
Per non parlare della Pasquetta, tanto attesa ogni anno.. comunque non vedo l’ora passino questi due giorni, anzi farei direttamente un salto a maggio. Che di tempo ne ho già perso abbastanza..
Constatato il fatto che questo non è decisamente il mio anno fortunato visto tutto quello che mi è capitato fino ad oggi, vorrei solo potermene stare per un po’ lontano dai miei pensieri.
Passano le giornate lente e noiose. Il sole caldo e limpido entra dalle finestre e mi ordina ogni mattina di alzarmi dal letto. Le gambe pesanti oppongono un po’ di resistenza ma la mia dipendenza dalla caffeina mi da la forza di alzarmi ed arrivare alla moka. È tutto automatico, come un mantra preparo la mia dose e nel silenzio più totale assaporo quello che credo essere il mio gusto, aroma e profumo preferito. Amaro e macchiato con una goccia di latte di mandorla.
I miei pensieri scorrono sempre troppo veloci e confusi e alle volte la mia mente mi regala l’occasione di ricordare i sogni notturni. Sogni strani, sogni misti a ricordi. È come rileggere dei capitoli di un libro che hai chiuso da tempo. Scopri dettagli nuovi e non sai mai se siano veri o solo frutto della tua altrettanto strana fantasia.
Lascio che le giornate scorrano lentamente. Amo starmene a letto ad ascoltare i discorsi dei vicini. Mi diverto a cercare di capire cosa stanno facendo solo ascoltando i rumori provenire dal piano di sotto o dal muro della cucina. Ogni tanto il Gatto richiama la mia attenzione, ha fame, sta all’ingrasso pure lui come il resto delle persone in quarantena. Penso trovino rassicurazione nel cibo.. passano le loro giornate barricate in casa in compagnia di un lievito madre a cui hanno addirittura dato un nome. Strana la gente..
Sto guardando pure un anime. Io che di cartoni giapponesi non ne ho mai guardato neanche mezzo. Una serie di Netflix un po’ macabra in effetti.. mi mancava questa sfumatura del mio carattere che penso sia tornata a galla per via della solitudine forzata decisamente troppo lunga.
Non ho ancora iniziato a parlare da sola, il che credo essere una cosa positiva visto e considerato che comunque parlo poco anche al cellulare e mi riservo di scrivere qui solo quando ne ho davvero bisogno.
Sto cercando di riordinare le idee ma più ci provo e meno ci riesco. È tutto così dannatamente surreale. Cerco di essere razionale, di pensare al dopo, ma non riesco ad immaginarlo perché non so neanche quando e se mai ci sarà un dopo. Allora provo a pensare al presente e a ciò che mi appartiene. Ma nove volte su dieci finisco con il perdermi tra i sogni e le occasioni perse, così concludo sempre con il mandare a fanculo tutto, infilarmi le cuffiette e accendere Spotify. Se in tutto questo mi avessero lasciato la possibilità di andare a camminare giuro in questo momento sarei già almeno al terzo paio di scarpe.
Respiro. Spengo la luce e mi metto a dormire. Cioè chiudo gli occhi e appoggio la testa al cuscino. Le gambe piegate a formare un quattro, via i calzini e sto. Come sempre, ci si prova a dormire, tanto ormai è solo un’illusione, un paio d’ore in meno in cui pensare prima dei soliti risvegli biologicamente preimpostati durante la notte.
La gente è strana ma mi rendo conto che io non sono da meno.
Silvia
25.3.20
23.4.2020 - 25.4.2020
Non amo scrivere dal cellulare, lo faccio poche volte ormai.. mi manca sentire il rumore della tastiera sotto le dita che mi aiuta a ricomporre i pensieri e mi segue come una musica, un po’ stridula e meccanica ma che comunque mi tiene compagnia. Ora invece sto distesa davanti ad un piccolo schermo, il letto sfatto per metà, perché l’altra metà rimane sempre in ordine. Strano. Ma neanche tanto. Sebbene io abbia a disposizione un letto grande, due piazze tutte per me, non riesco a dormire al centro, a godermi questo spazio gigantesco per il mio corpo. Non riesco proprio ad invadere il suo spazio.
Sono chiusa in queste quattro mura da diversi giorni ormai e ogni tanto, spesso purtroppo, mi ritrovo tra le mani mille cose che mi fanno ripensare a quello che era fino ad un mesetto fa la mia vita, ai miei amici e a S. Cristo quanto mi manca, quanto mi mancano i sorrisi, le cene in compagnia, gli allenamenti in palestra, il profumo del cioccolato a lavoro, i miei gatti, l’alzarmi all’alba per andare a lavoro. Mi manca l’aria profumata di vaniglia e buccia di arancia e limone, mi manca il caffè inbevibile di quella macchinetta del lavoro che sono certa mi corroda il fegato, ma è un’abitudine anche quella, malsana certo, ma che mi faceva iniziare le giornate con il piede giusto, tra un buongiorno detto di sfuggita dai miei colleghi addormentati. Mi manca la frenesia delle giornate, mi manca non avere tempo.. proprio ora, che il tempo sembra essersi fermato, che sembra non scorrere mai.
Vorrei piangere, è il più delle volte mi lascio scorrere qualche lacrima sul viso, così, giusto per ricordarmi che provo ancora emozioni, che piango perché mi manca tutto quello a cui sono davvero legata. Mi mancano gli abbracci, mi mancano gli occhi che parlano, mi manca il profumo dell’ammorbidente che usa la mamma di S. ma che al prossimo giro al supermercato ricomprerò in modo da averlo un po’ più vicino a me.
Si sentono gli uccellini cantare, si vedono dalle finestre gli alberi in fiore, l’erba verde luccicare sotto il sole caldo e l’aria fredda che fa muovere le foglie. Cammina veloce la natura, la primavera entra dai balconi di questo piccolo appartamento e tra un aspirapolvere e il suono del campanello della bici di un bimbo che corre nel quartiere vengono scandite le ore delle lunghe giornate. Eppure nonostante tutti questi rumori le giornate mi sembrano vuote, eterne e spente. Vuote e abbandonate.
La vita va avanti ma mi sembra sprecata, mi sembra davvero di non fare mai nulla, di perdere tempo. Io che di tempo non ne ho mai abbastanza, io che se potessi sfrutterei ogni singolo secondo. Mi ritrovo ora ad aspettare che tutto questo finisca.
Una casa in ordine da far schifo, senza panni sporchi, le coperte piegate e i piatti puliti si alternano a letto sfatti, bagni in disordine e pile di pentole da lavare. Ci sono giorni sì e giorni no, poi ancora qualche giorno davvero no che ogni tanto si trasformano. Io lunatica fino all’osso, ora più che mai, peggio di una ragazza con il ciclo, peggio di una donna in menopausa.
—-
Scorrono le lacrime sul mio viso, ininterrottamente da un paio di giorni ormai. Non mi do pace, sto male e sono stanca di negarlo, sto malissimo. La testa mi sta abbandonando e siamo solo all’inizio. Ho paura, una fottutissima paura che mai niente sarà come prima, che quando tuttto questo sarà finito, se mai lo sarà, io sarò una persona diversa. Troppo diversa forse per tante cose. Ora più che mai sono egoista, non me ne frega un cazzo degli altri, di come stanno, di cosa fanno e di cosa pensano, non mi importa. So solo che io sto male, e non ho altri pensieri che per me. Per me che sto soffrendo e che so di essere debole. Si, ne ho passate tante è vero, ho scoperto di avere la forza per fare cose che neanche lontanamente immaginavo, ma credo di essere arrivata alla fine delle mie riserve. Ho paura di mollare la presa. Non c’è la faccio più. Scambio il giorno per la notte, e neppure in quelle poche ore in cui dormo ho pace. I sogni mi tormentano, sogno cose impossibili, sogno cose che non posso avere è peggio ancora i miei ricordi non smettono di tornare a galla facendomi svegliare di soprassalto, allarmata e agitata..
Ho paura, di cambiare e di andare avanti. E francamente non so più nemmeno se ho realmente voglia di vedere come andrà a finire.
7.1.20
new capter
Un piccolo smile mi fa l’occhiolino mentre tu dormi da ormai un paio d’ore accanto a me. Le lenzuola verde bottiglia e delle piume arancio slavato ti avvolgono dolcemente. Le tapparelle abbassate in una stanza senza orologi mi fanno perdere la cognizione del tempo. Eppure basta che ci penso qualche secondo e più o meno so sempre che ore sono, a volte sbaglio di qualche minuto ma spesso e volentieri c’azzecco senza troppe difficoltà. È una cosa che mi viene naturale, è come se avessi un orologio interno che scandisce i minuti e mi fa tenere sotto controllo anche quello.
Tu sotto le calde coperte, gli occhi un po’ stropicciati ma un volto sereno e tranquillo nonostante abbia addosso qualche ruga di malinconia per l’imminente rientro a casa..
Adoro guardati in silenzio mentre non te ne accorgi, l’unico momento in cui non stai controllando tutto quello che accade intorno.
Sei piccole stanze, un corridoio che fungeva da discoteca e una terrazza il cui pavimento era ormai ricoperto di cenere di ogni tipo.
È tutto strano, sono appena rientrata in casa base, nel mio mini appartamento, sono sola, in compagnia del silenzio che in realtà non mi è mancato neanche un po’ in questi giorni. A tratti mi sembra ancora di sentire la tavola attaccata ai piedi, la neve fredda che mi gela le chiappe, l’aria che mi scompiglia i capelli e tutte le risate che ci siamo fatti ogni minuto passato lassù. Mai riso così tanto, di gusto, riso fino ad avere mal di pancia.
Non credevo ne sarei stata capace.
Così tanto tempo lontana da casa, con gente che neanche conoscevo, senza uno schema, in montagna, senza dieta, senza allenamento, senza tutte le mie certezze, eppure mi sono fidata, di me, e di te, e, non ci sono parole per descrivere questa sensazione.
Soddisfatta, triste, felice, un po’ malinconica, ma sicura e rilassata. Infreddolita dalla casa fredda e dall’umidità padovana, le labbra screpolate e i lividi sulle gambe che la neve non è poi tanto clemente quando si tratta di incontri ravvicinati anche a basse velocità. Le spalle e il collo doloranti ma un volto decisamente rilassato e leggero. Solo il volto, che qualche chilo di schifezze mangiate mi ha alleggerito la mente e appesantito un po’ lo stomaco ma per questo avrò tempo di sistemarmi.
Gli occhi brillano, brillavano su in Marmolada, brillavano di stupore davanti a tanta meraviglia, davanti ad un paesaggio che ti spiazza, davanti a quei gesti che non ti aspetti.
Tremo ancora un po’ se ci penso.
Perché non mi aspettavo nulla del genere, perché era tutto perfetto prima e ora ancor di più.
Stupitele le persone, con piccolo o grandi gesti, fate ciò che non si aspettano, donate loro il vostro tempo, i vostri sorrisi, un abbraccio.
Sono dannatamente smielosa lo so, ma sono con troppo felice. E sono me stessa. Con i miei momenti no, le mie notti insomma, le mie sveglie con la luna storta, con i coglioni girati quanto non riesco a fare quel che voglio e con la continua voglia di cucinare qualcosa di buono, con il disordine in camera, con il trucco sbavato, con la mania delle foto, con la mia curiosità di una volpe anche se tante volte sono ignorante con una capra. Io senza senso dell’orientamento, io formichina, io che vorrei sempre ottenere tutto e subito. Semplicemente me.
Scorrevano le cataste di legna rivestite di bianco, i tetti delle casette che profumano di resina ai bordi delle strade sembrano non mostrare alcun cedimento nonostante il peso che portano sulle spalle. Attorno una vegetazione spoglia, alberi distesi, stanchi di sostenere la neve che si è ormai sciolta e se ne sta tornando a casa con noi. Un lago ghiacciato ai piedi delle montagne funge da pista per papere e cigni che incuranti del freddo sguazzano e giocano agli occhi dei passanti che si fermano a fare qualche foto e a lasciar loro qualsche briciola di pane vecchio tra le risate dei bambini e i ricordi dei vecchi. Mi chiedo cosa pensa la gente vedendo tanta meraviglia, cosa torna a loro in mente..
Rientro in appartamento, queste mura spoglie e silenziose mi tengono compagnia mentre la mia testa ha già ricominciato a lavorare a pieno ritmo. Gli impegni delle settimane che mi aspettano, le persone da andare a salutare, la lavatrice che macina i giri a pieno ritmo, valigie sparse per le stanze e il pranzo per domani già sui fornelli.
L’unico valido motivo per lasciare un posto è perché si ha là certezze di potervi ritornare.
E io lassù non vedo l’ora di tornarci.
Silvia
26.10.19
le briciole non saziano
La fioca luce della nuova yankee candle sistemata sul comodino illumina parzialmente le mini fotografie appese sopra il letto. Barcolla, si affievolisce e a tratti diventa gigante tanto che temo possa prendere fuoco l’intera stanza da un momento all’altro. È una paura che ho sempre avuto, quella delle candele, tanto belle quanto pericolose. Che stupidata, penserete voi, eppure vedere una candela poggiata su di un piano in legno mi fa sempre un certo che. Ma non ci posso fare nulla, sono belle, bellissime e profumano, e i profumi portano sempre alla mente tanti ricordi e tanti sorrisi sul volto, quindi non ci penso troppo, la lascio bruciare e la controllo con la coda dell’occhio mentre scrivo pensieri, aspettando il sonno che tarda ad arrivare.
Ho la casa ancora un po’ in disordine e dei rametti di liquirizia sparsi in ogni angolo della cucina mi ricordano la cenetta dell’altra sera, una cenetta un po’ particolare, di quelle che piacciono a me, con piatti strani, con la tavola apparecchiata bene, una tovaglia bianca, piatti neri, spago e candelabri. Candele. Vassoi di ardesia per le tartine, barattolini di vetro per le salse e le creme, stuzzicadenti in equilibrio sui bordi dei bicchieri e tovaglioli di stoffa annodati e mai stirati, i segnaposti scritti a mano in velocità su di un cartoncino strappato (eresia!) dal mio vecchio album dei disegni.
È tutto nuovo. È tutto strano, uno strano bello.
È forse merito della notte stellata, della luna piena, di qualche pianeta allineato nel modo giusto, non saprei.
Sto perdendo ogni mio punto fisso. Ogni abitudine, sto lentamente demolendo la mia normalità per far spazio a qualcosa di nuovo.
Spe.
Calma.
Che poi ci capiamo male.
Sto perdendo qualche vizio, sto trovando il tempo per dell’altro che da tanto tempo mancava in me. Non sto rinunciando a nulla, semplicemente sto spostando tutte le pedine in un colpo solo. Per capirci, un colpo di vento, o forse sarebbe meglio dire un calice di vino, si ok era una bottiglia, di troppo, mi ha buttato all’aria il tabellone di gioco. Così all’improvviso, quando ormai avevo sistemato ogni cosa. E dio mio, che colpo ho preso!
Ma quanto sto bene adesso. Con tutte le pedine tra le mani, con la libertà mentale di metterle dove voglio, con la serenità di gestirle come mi pare, tutto per lasciar spazio ad un altro giocatore.
E gioca, gioca ridi e scherza. Stupiscimi con qualche nuovo trucco, e poi svelamelo cosicché possiamo ridere assieme.
Le Briciole non saziano.
Non mi hanno mai saziato, non mi sono mai accontentata e ho saputo aspettare il momento giusto, la coincidenza, il caso, il karma.. chiamatelo come vi pare ma non accontentatevi mai, di niente e nessuno, perché non è vero che chi si accontenta gode. Gode solo chi sa aspettare, chi ha pazienza, chi non ha paura di passare una serata in solitudine. Gode solo chi si alza, magari anche di malumore ma riesce ad andare a letto con il sorriso. Gode chi ha la forza di dire quello che pensa, di essere sè stesso senza paura del giudizio degli altri. Gode chi cerca il lato positivo anche nei momenti più bui, chi gioisce dei piccoli gesti, chi riesce ad andare avanti nonostante le difficoltà. Perché la vita non è fatta di briciole, è fatta di cene, coi contro cazzi, di serate iniziate con un abbraccio e finite con il rumore di un cuore nel petto. La vita non è tirare avanti, è creare qualcosa di nuovo ogni giorno, scombinando i piani, avendo tutto organizzato ma una mente aperta a qualsiasi cosa di nuovo.
È bello, è strano, ma strano mi piace. Da matti.
*
*
*
Ed è proprio vero, che quando ti sistemi, quando non ci pensi, quando tutto sembra finalmente messo al suo posto e sei serena, allora è proprio quello il momento in cui è ora di ricominciare. Le cose non accadono mai per caso. . E cazzo, quanto è bello l’imprevisto. Quanto è bello non sapere cosa succederà e cosa ci aspetterà domani. Io, io che AMO alla follia la routine, che amo avere tutto sotto controllo, io che perdo ore a pensare mille volte a cosa fare, cosa dire, cosa mettermi, ora ho solo voglia di vivere, ridere e non pensare a nulla. Agire di pancia, lasciar riposare la testa per un po’ anche se so che in fondo in fondo un briciolo di razionalità farà sempre parte di me.
Ho sempre odiato il mio sesto senso, perché non si è mai sbagliato, ma stavolta mi sta già un po’ più simpatico, e allora ho deciso di fidarmi, di ascoltarlo e di essere semplicemente me stessa..
Le briciole non saziano.
*
*
*
Mi dispiace essere sparita dal blog, ma la vita di tutti i giorni non mi lascia più tutto il tempo di una volta e preferisco non perdere più alcuna occasione. Quindi, niente più ricette per ora, solo pensieri scritti di getto dal cellulare che ho pure difficoltà ad entrare in blogger ultimamente per poter rispondere ai vostri commenti. Se mi cercate mi trovate nei link diretti a Facebook e Instagram, dove sono nettamente più attiva.
Mi dispiace davvero di essermene andata.
Spero possiate capire.
Un abbraccio e un bacio
Silvia
27.8.19
Dettagli
Are you proud of who you have become?
Uno zig zag di cicatrici ormai bianche e poco visibili si trova nel bel mezzo del mio esile avambraccio destro.
Una, due, tre, quattro e non so quante altre volte mi scotterò con le roventi teglie del forno, un po’ per sbadataggine, un po’ per fretta (che di pazienza non ne ho mai avuta troppa).. mi scotto, urlo a denti stretti, alzo gli occhi al cielo e faccio un respiro profondo, poi mi mordicchio la pelle bruciacchiata e continuo a fare il mio lavoro.
Ricomincio sempre da capo, dalle basi, dal pesare gli ingredienti nelle ciotoline disponendole secondo un ordine ben preciso sul banco, ricomincio dall’impastare a mano frolla dopo frolla, divertendomi a cambiare qualcosa, magari la farina, altre volte gli aromi.. e mi piace, tanto, mi rilassa e non mi fa pensare ad altro, e chissene frega se anche domani mi scotterò mentre assaggio di nascosto un biscotto bollente, so che arriverà il giorno in cui le bruciature saranno solo un lontano ma chiaro ricordo, sono le tappe del percorso, le lezioni da imparare, quello che ti fa crescere e che ricorderò sempre con il sorriso (imprecazioni a parte)
Una, due, tre, quattro e non so quante altre volte mi scotterò con le roventi teglie del forno, un po’ per sbadataggine, un po’ per fretta (che di pazienza non ne ho mai avuta troppa).. mi scotto, urlo a denti stretti, alzo gli occhi al cielo e faccio un respiro profondo, poi mi mordicchio la pelle bruciacchiata e continuo a fare il mio lavoro.
Ricomincio sempre da capo, dalle basi, dal pesare gli ingredienti nelle ciotoline disponendole secondo un ordine ben preciso sul banco, ricomincio dall’impastare a mano frolla dopo frolla, divertendomi a cambiare qualcosa, magari la farina, altre volte gli aromi.. e mi piace, tanto, mi rilassa e non mi fa pensare ad altro, e chissene frega se anche domani mi scotterò mentre assaggio di nascosto un biscotto bollente, so che arriverà il giorno in cui le bruciature saranno solo un lontano ma chiaro ricordo, sono le tappe del percorso, le lezioni da imparare, quello che ti fa crescere e che ricorderò sempre con il sorriso (imprecazioni a parte)
E si, sono felice della persona che sto diventando, scottata e segnata da quello che la vita mi ha messo davanti, dalle difficoltà che ho affrontato (anche se qualcuna poteva risparmiarmela..), ma soddisfatta di come le ho affrontate e della forza che ho dimostrato a me stessa di avere quando c’è n’era bisogno.
È il momento di guardare avanti che sono sicurissima, più o meno, diciamo che lo spero proprio tanto, che quest’anno arriveranno belle cose.. me lo sento, come sento che dovrei coltivare altre passioni, come sento che sto bene quando sto con determinate persone e in determinati luoghi. Sento di non essere sola, conto solo su di me ma se mai avrò bisogno di una mano so per certo di aver trovato persone uniche che mi affiancheranno. Raramente sento un battito sali nello stomaco (quante altre volte ancora?).. ma non ci penso, dura poco e poi passa subito, credo sia forse solo la dieta troppo rigida che sto seguendo. Tempo al tempo. Stavolta non commetterò gli stessi errori, con calma cucinerò qualcosa di nuovo, dolce o salato poco importa.
Impiatterò qualche delizia, stando attenta ai dettagli perchè sono quelli che fanno la differenza, nei piatti come nella vita di tutti i giorni.
Io, poi, sono maniaca per questa cose.. osservo tutto, molto, forse a volte anche troppo. Ma mi perdo nelle parole non dette, negli sguardi rubati, nei movimenti veloci e nervosi delle mani altrui. E ascolto, ascolto quello che mi dice la gente e i consigli che mi da, perchè da un solo parere, da un libro da un film o qualsiasi cosa credo si possa capire molto di una persona. Il segreto è andare oltre, oltre alle maschere che iindossiamo, io per prima ne ho molte, lunatica come sono non potrei non averne. Eppure, sebbene il mio sesto senso non sbagli quasi mai (purtroppo), amo andare oltre..
Dettagli.
un pezzetto di foglia d'oro nei dolci, un paio di fiori nelle bowl che mangio a colazione, un gioiello scelto con cura e abbinato ad un'altro, una maglia del colore degli occhi, una parola scelta appositamente al posto di un'altra, un sorriso, le mie mani che riordinano instancabilmente le bustine di zucchero poste nel tavolino del bar quando sono nervosa e felice, il toccarmi continuamente i capelli.. piccole cose che parlano molto più delle parole ma a cui troppa poca gente da importanza.
le matite ordinate secondo tonalità, la scelta di un piatto, l'inquadratura di una foto, un pezzo di una canzone,.. Amo perdermi nell'osservare queste cose.
Io, poi, sono maniaca per questa cose.. osservo tutto, molto, forse a volte anche troppo. Ma mi perdo nelle parole non dette, negli sguardi rubati, nei movimenti veloci e nervosi delle mani altrui. E ascolto, ascolto quello che mi dice la gente e i consigli che mi da, perchè da un solo parere, da un libro da un film o qualsiasi cosa credo si possa capire molto di una persona. Il segreto è andare oltre, oltre alle maschere che iindossiamo, io per prima ne ho molte, lunatica come sono non potrei non averne. Eppure, sebbene il mio sesto senso non sbagli quasi mai (purtroppo), amo andare oltre..
Dettagli.
un pezzetto di foglia d'oro nei dolci, un paio di fiori nelle bowl che mangio a colazione, un gioiello scelto con cura e abbinato ad un'altro, una maglia del colore degli occhi, una parola scelta appositamente al posto di un'altra, un sorriso, le mie mani che riordinano instancabilmente le bustine di zucchero poste nel tavolino del bar quando sono nervosa e felice, il toccarmi continuamente i capelli.. piccole cose che parlano molto più delle parole ma a cui troppa poca gente da importanza.
le matite ordinate secondo tonalità, la scelta di un piatto, l'inquadratura di una foto, un pezzo di una canzone,.. Amo perdermi nell'osservare queste cose.
Non sono seduta alla solita scrivania, ma beatamente spalmata sul divano bianco, sommersa da cuscini più grandi di me. Mangiucchio mandorle per noia e guardo fuori dal balcone la notte stellata senza luna, probabilmente nascosta sotto qualche nube passeggera di fine agosto. Le tende bianche, troppo lunghe per questa piccola stanza, si muovono lentamente e un dolce venticello entra dalla finestra mentre la mia mente ricorda che domani dovrò pulire i vetri senza trovare qualche nuova scusa a me stessa.
Finalmente il bimbo dell’appartamento affianco ha finito di piangere e un silenzio quasi surreale mi circonda.
Sto iniziando ora, dopo diversi giorni, a rendermene conto. È tutto così strano, uno strano bello. Quell’ansietta di qualche settimana fa se n’è andata e ora sta lasciando spazio ad una strana solitudine fatta di pensieri e serenità. Ho mille idee per la testa, mille cose da fare ogni giorno, qualche nuovo dolce da provare, dei libri da leggere, delle cose da comprare per arredare a modo mio queste quattro mura che mi ospiteranno per diverso tempo.
Non ho tempo, o meglio, ne ho parecchio, per me e per quello che mi interessa. Ancora qualche settimana di assestamento e poi inizierò qualcosa di nuovo. Prima un po’ di inchiostro nella pelle per iniziare un nuovo capitolo e poi si va.
Quel momento che tanto aspettavo da anni è arrivato e con un po’ di stanchezza è un lieve nota di malinconia, sorrido a questa nuova esperienza.
Silvia
11.6.19
Draghi al grano saraceno e mandorle - respiro
Scrivo da sotto il sole cocente, che mi scalda il lato destro del corpo mentre un vento sottile e fresco mi scompiglia i capelli e fa arrivare a riva le onde del mare.
E' ormai tardi, la gente sta rientrando a casa, tutti levano le ancore dei loro asciugamani e si preparano al lungo viaggio di ritorno che li aspetta , lunghe le code di macchine che intasano le strade.
Io mi sono appena svegliata, che il mare mi rilassa.. non mi fa impazzire l'acqua, lo sapete bene, per non parlare della sabbia che proprio non sopporto. Eppure quest'anno ci sono già stata diverse volte, in compagnia delle conchiglie e del rumore del mare.
La spiaggia brulicava di gente fino a pochi minuti fa e i bimbi dell’ombrellone affianco schiamazzavano a squarciagola e correvano in lungo e in largo riempiendomi di sabbia e di goccioline d’acqua che se ne andavo dai loro costumi.
La spiaggia brulicava di gente fino a pochi minuti fa e i bimbi dell’ombrellone affianco schiamazzavano a squarciagola e correvano in lungo e in largo riempiendomi di sabbia e di goccioline d’acqua che se ne andavo dai loro costumi.
2.6.19
25.5.19
Mela verde, yogurt greco e menta
Camminava tranquilla per strada, ai piedi un paio di sneakers comode, tra i capelli rossicci e mossi dei fiori raccolti nel giardino di nonna. Non aveva la benchè minima idea di dove stesse andando, semplicemente sentiva il bisogno di passeggiare in solitaria, di lasciar scorrere i pensieri e di cercare un po' di ispirazione per qualche nuovo dolce tra le verdi foglie degli alberi mosse dal vento.
Ama il sole anche se in realtà preferisce di gran lunga la pioggia così come ama il mare ma prova uno strano senso di inadeguatezza nei confronti dell'acqua. E' così da sempre, dacchè la sua mente lo ricordi, le lascia del vuoto dentro, un po' di malinconia ma sopratutto una sensazione di impotenza mista a curiosità verso qualcosa che non conosce..

19.5.19
Yuzu, fragola e pistacchio - koi no yokan
12.5.19
Grovigli di cioccolato - fondente, caramello salato e vaniglia
Non ti puoi perdere nel bosco, se non ci vai mai nel bosco.
Scorrono le giornate senza neanche che io me ne accorga. Sto distesa al buio, sotto un lenzuolo troppo leggero per questa primavera che si fa desiderare. I miei piedi gelidi come sempre intrecciati tra loro cercano di scaldarsi mentre la felpa di A., che mi fa da vestito, abbraccia il cuscino. E' sera e si sentono fuori dalla finestra i grilli far concerti.. in sottofondo i miei giù in cucina stanno discorrendo delle solite questioni noiose e argomentando le notizie della tivù. Ai piedi del letto un cumulo di vestiti pari a quasi metà del mio armadio aspetta di essere messo in ordine e mi riprometto, come ogni santo giorno, che domani sistemerò tutto.
Al di là dei vestiti sparsi per la camera, le mensole e la scrivania sono vuote. Ho fatto sparire tutti i libri, le statuette, i peluche e pure la maggior parte delle foto che occupavano spazio e prendevano polvere da tempo. Via i quadri dalle pareti. Fosse per me, presa da un raptus di leggera pazzia, avrei tolto anche le tende ma mamma dice che non si fa, quindi pace, quelle rimangono a patto che ben presto cambino colore: il giallino mi sta dando alla nausea.
Di tutte le cianfrusaglie che spopolavano in camera, a parte qualche orecchino abbandonato sul comodino, un paio di bottiglie d'acqua e pochi oggetti dimenticati quà e là, rimangono a disturbare la sensazione di apparente ordine solo i quattro fili di origami appesi al lampadario che, ad ogni soffio di vento, si aggrovigliano tra loro..
Al di là dei vestiti sparsi per la camera, le mensole e la scrivania sono vuote. Ho fatto sparire tutti i libri, le statuette, i peluche e pure la maggior parte delle foto che occupavano spazio e prendevano polvere da tempo. Via i quadri dalle pareti. Fosse per me, presa da un raptus di leggera pazzia, avrei tolto anche le tende ma mamma dice che non si fa, quindi pace, quelle rimangono a patto che ben presto cambino colore: il giallino mi sta dando alla nausea.
Di tutte le cianfrusaglie che spopolavano in camera, a parte qualche orecchino abbandonato sul comodino, un paio di bottiglie d'acqua e pochi oggetti dimenticati quà e là, rimangono a disturbare la sensazione di apparente ordine solo i quattro fili di origami appesi al lampadario che, ad ogni soffio di vento, si aggrovigliano tra loro..
4.3.19
Chi si scotta con la minestra soffia anche sull'insalata
Credo sia arrivato il momento di fare un po' il punto della situazione.
In findo in fondo devo qualche spiegazione alle persone che seguivano questa pagina, che leggevano settimanalmente le mie storielle e sfogliavano le foto dei dolci che sfornavo.
Mi trovo ora seduta dal lato opposto della scrivania da cui scrivevo di solito, una tastiera nuova, uno schermo più piccolo e una finestra che dá nel cortile al posto della parete di libri di fronte a me. Coincidenze o no sembra che tutto questo mi stia a dire di guardare le cose sotto un'altro punto di vista, come se fosse giunto il momento di cambiare rotta e iniziare qualcosa di nuovo.
Avete presente quando dopo un periodo nero dovete ritrovare quell'equilibrio interno, quella pace interiore che qualcosa, qualcuno, ha senza troppo pensarci sfasciato lasciandovi a piedi all'aria? ecco.. mettiamo che gli ultimi sei mesi della mia vita siano stati dediti a riordinare questo fantastico groviglio di emozioni, per nulla positive, che ho pian pianino affrontato.
Che poi forse il tempo è l'unica cosa che davvero aiuta, il tempo e un po' di sano egoismo.
Uno prende una bella batosta, ci sta male, cioè ci rimane proprio uno schifo (ma tralasciamo la descrizione di questa parte che può essere carinamente riassunta con la definizione di periodo di merda: vedo tutto nero e non mi ripiglierò mai più) e poi passa, e passa proprio tutto.. non te ne frega più di niente e di nessuno e si accende sopra la tua testa un'enorme insegna luminosa tipo quelle dei negozi cinesi, gialla e rossa, con su scritto "IO" e una freccia che punta propri sulla tua testa. Ecco fatto, dopo il periodo nero, blu pronfondo in cui avresti voglia di eclissarti, arriva un giorno in cui magicamente non te ne fotte più di nessuno e inizi ad essere la tua unica prorità.
Arrivata a questo punto praticamente riesci a camminare a testa alta su di un filo appeso a millemila metri di altezza, cioè davvero ti senti bene, ti orgsnizzi, ti fai tutti i giri che vuoi, la tua routine, i tuoi impegni, inizi ad andare dall'estitista dal parrucchiere e quella delle unghie e poi vai di shopping online di scarpe nuove, completini intimi da insossare non si sa con chi ma freganiente hai bisogno di coccolarti, di recuperare quell'affetto che ti era tanto mancato..
Fondamentalmente decidi di non piegarti più per nessuno, che di inculate ne hai già prese abbastanza e non hai voglia di ricaderci. Ti crei una nuova vita e tutto sommato sei anche soddisfatta di come ti sei ripresa e di quello che stai costruendo da sola.
Poi ovviamente, quando ti sei messa il cuore in pace e stai finalmente camminando in equilibrio senza l’aiuto di nessuno, beh giustamente le cose cambiano.. qualcuno senza neanche darti il minimo preavviso decide di mettere sottosopra tutto quanto, e il tuo stomaco va a puttane: altro che farfalle, magari.. carine e coccolose, nono ti prende proprio uno sciame d’api, uno stormo di uccelli che incasinano tutto quanto.
E tu cerchi di non darlo a vedere, di comportarti come se niente fosse ma quella volta ti hanno fatto male. Ti hanno fatto maledettamente timida, che non sa esprimersi con le parole, e a volte fin troppo introversa, ma con un paio d’occhi che non lasciano spazio all’immaginazione e che hanno già detto tutto quello che non volevi dire. Non sai mentire: proprio non se sei capace.
La gente ti guarda e ti chiede cosa c’è che non va, ti chiede se è tutto apposto.. possibile che si notino così tanto i cambiamenti? Eppure hai poco da stupirmi.. te lo dicono tutti, le emozioni ti si leggono in faccia, così come le imprecazioni e tutto quello che ti passa per la testa.
.. così quando, ormai giornalmente, ti fanno la fatidica domanda ti limiti a chiudere gli occhi, cosicché non possano tradirti, e a dire l’unica bugia credibile.. “Sisi, tutto ok, sono solo un po’ stanca” anche se è solo lunedì....
Comunque “chi si scotta con la minestra soffia anche sull’insalata”, e ti fai le ossa, ti scotti e vedrai che la prossima volta te ne stai più attenta..... forse.
Ho la testa che scoppia, le dita che scrivono veloci e di getto, mi manca la voglia di rileggere tutto e cercare un filo logico nel discorso.
Tempo, per tutte le belle cose serve tempo.
Silvia
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