25.3.20

23.4.2020 - 25.4.2020

Non amo scrivere dal cellulare, lo faccio poche volte ormai.. mi manca sentire il rumore della tastiera sotto le dita che mi aiuta a ricomporre i pensieri e mi segue come una musica, un po’ stridula e meccanica ma che comunque mi tiene compagnia. Ora invece sto distesa davanti ad un piccolo schermo, il letto sfatto per metà, perché l’altra metà rimane sempre in ordine. Strano. Ma neanche tanto. Sebbene io abbia a disposizione un letto grande, due piazze tutte per me, non riesco a dormire al centro, a godermi questo spazio gigantesco per il mio corpo. Non riesco proprio ad invadere il suo spazio.
Sono chiusa in queste quattro mura da diversi giorni ormai e ogni tanto, spesso purtroppo, mi ritrovo tra le mani mille cose che mi fanno ripensare a quello che era fino ad un mesetto fa la mia vita, ai miei amici e a S. Cristo quanto mi manca, quanto mi mancano i sorrisi, le cene in compagnia, gli allenamenti in palestra, il profumo del cioccolato a lavoro, i miei gatti, l’alzarmi all’alba per andare a lavoro. Mi manca l’aria profumata di vaniglia e buccia di arancia e limone, mi manca il caffè inbevibile di quella macchinetta del lavoro che sono certa mi corroda il fegato, ma è un’abitudine anche quella, malsana certo, ma che mi faceva iniziare le giornate con il piede giusto, tra un buongiorno detto di sfuggita dai miei colleghi addormentati. Mi manca la frenesia delle giornate, mi manca non avere tempo.. proprio ora, che il tempo sembra essersi fermato, che sembra non scorrere mai.

Vorrei piangere, è il più delle volte mi lascio scorrere qualche lacrima sul viso, così, giusto per ricordarmi che provo ancora emozioni, che piango perché mi manca tutto quello a cui sono davvero legata. Mi mancano gli abbracci, mi mancano gli occhi che parlano, mi manca il profumo dell’ammorbidente che usa la mamma di S. ma che al prossimo giro al supermercato ricomprerò in modo da averlo un po’ più vicino a me. 

Si sentono gli uccellini cantare, si vedono dalle finestre gli alberi in fiore, l’erba verde luccicare sotto il sole caldo e l’aria fredda che fa muovere le foglie. Cammina veloce la natura, la primavera entra dai balconi di questo piccolo appartamento e tra un aspirapolvere e il suono del campanello della bici di un bimbo che corre nel quartiere vengono scandite le ore delle lunghe giornate. Eppure nonostante tutti questi rumori le giornate mi sembrano vuote, eterne e spente. Vuote e abbandonate.
La vita va avanti ma mi sembra sprecata, mi sembra davvero di non fare mai nulla, di perdere tempo. Io che di tempo non ne ho mai abbastanza, io che se potessi sfrutterei ogni singolo secondo. Mi ritrovo ora ad aspettare che tutto questo finisca.

Una casa in ordine da far schifo, senza panni sporchi, le coperte piegate e i piatti puliti si alternano a letto sfatti, bagni in disordine e pile di pentole da lavare. Ci sono giorni sì e giorni no, poi ancora qualche giorno davvero no che ogni tanto si trasformano. Io lunatica fino all’osso, ora più che mai, peggio di una ragazza con il ciclo, peggio di una donna in menopausa. 
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Scorrono le lacrime sul mio viso, ininterrottamente da un paio di giorni ormai. Non mi do pace, sto male e sono stanca di negarlo, sto malissimo. La testa mi sta abbandonando e siamo solo all’inizio. Ho paura, una fottutissima paura che mai niente sarà come prima, che quando tuttto questo sarà finito, se mai lo sarà, io sarò una persona diversa. Troppo diversa forse per tante cose. Ora più che mai sono egoista, non me ne frega un cazzo degli altri, di come stanno, di cosa fanno e di cosa pensano, non mi importa. So solo che io sto male, e non ho altri pensieri che per me. Per me che sto soffrendo e che so di essere debole. Si, ne ho passate tante è vero, ho scoperto di avere la forza per fare cose che neanche lontanamente immaginavo, ma credo di essere arrivata alla fine delle mie riserve. Ho paura di mollare la presa. Non c’è la faccio più. Scambio il giorno per la notte, e neppure in quelle poche ore in cui dormo ho pace. I sogni mi tormentano, sogno cose impossibili, sogno cose che non posso avere è peggio ancora i miei ricordi non smettono di tornare a galla facendomi svegliare di soprassalto, allarmata e agitata..
Ho paura, di cambiare e di andare avanti. E francamente non so più nemmeno se ho realmente voglia di vedere come andrà a finire.

23.3.20

13-2-2020

Ci saranno giorni in cui non avrai la forza di alzarti dal letto, giorni in cui ti sembrerà tutto inutile, giorni in cui vorresti azzerare tutto, essere un altra persona, avere una vita facile e senza ostacoli.
Ci sono prove che ci aspettano quando tutto fila liscio, difficoltà che crederai di non poter affrontare, dolori a cui sei sicuro di non poter resistere, pensieri che non credo di essere in grado di gestire. Ma un fondo, in cuor tuo dai di essere una persona forte, sai che anche questa volta passerà e tutto tornerà alla solita, monotona e un po’ noiosa normalità. Con i tuoi impegni, il lavoro, la palestra, i panni da stendere e la casa da pulire.
Ci sono giorni in cui dovrai affrontare le tue più grandi paure da solo, ma con le persone che ti vogliono bene nel cuore e allora ogni dolore sarà relativo.. perché sai che a casa hai chi ti ama che ti aspetta, che aspetta solo te, e vuole vederti sorridere come una volta, vuole vedere quei tuoi begli occhi brillare di gioia e di voglia di mettersi in gioco ancora una volta.

Piove fuori e anche dentro me, un trucco sbavato e le ossa fredde. Ancora l’odore dell’anuchina della sala d’attesa tra le mani, un polso ingessato e mille altri aghi immaginari mi pervadono il corpo, un po’ per il freddo e un po’ per il dolore.
Cerco di rimanere positiva, di pensare che tutto si risolverà al più presto ma non riesco più a vedere la fine. Sono stanca, tanto stanca. Stanca di lottare, di non poter fare quello che voglio. Chiusa in queste quattro mura a piangere da giorni. Vorrei davvero riuscire a reagire a questo dolore ma sta volta non c’è la faccio più. Mi sento sbagliata è decisamente sfigata. Mi chiedo perché, perche queste cose dovevano capitare a me e proprio ora. Ora che la mia vita si stava trasformando in qualcosa di veramente bello. 

7.1.20

new capter

Un piccolo smile mi fa l’occhiolino mentre tu dormi da ormai un paio d’ore accanto a me. Le lenzuola verde bottiglia e delle piume arancio slavato ti avvolgono dolcemente. Le tapparelle abbassate in una stanza senza orologi mi fanno perdere la cognizione del tempo. Eppure basta che ci penso qualche secondo e più o meno so sempre che ore sono, a volte sbaglio di qualche minuto ma spesso e volentieri c’azzecco senza troppe difficoltà. È una cosa che mi viene naturale, è come se avessi un orologio interno che scandisce i minuti e mi fa tenere sotto controllo anche quello.
Tu sotto le calde coperte, gli occhi un po’ stropicciati ma un volto sereno e tranquillo nonostante abbia addosso qualche ruga di malinconia per l’imminente rientro a casa..

Adoro guardati in silenzio mentre non te ne accorgi, l’unico momento in cui non stai controllando tutto quello che accade intorno.
Sei piccole stanze, un corridoio che fungeva da discoteca e una terrazza il cui pavimento era ormai ricoperto di cenere di ogni tipo. 

È tutto strano, sono appena rientrata in casa base, nel mio mini appartamento, sono sola, in compagnia del silenzio che in realtà non mi è mancato neanche un po’ in questi giorni. A tratti mi sembra ancora di sentire la tavola attaccata ai piedi, la neve fredda che mi gela le chiappe, l’aria che mi scompiglia i capelli e tutte le risate che ci siamo fatti ogni minuto passato lassù. Mai riso così tanto, di gusto, riso fino ad avere mal di pancia. 

Non credevo ne sarei stata capace. 
Così tanto tempo lontana da casa, con gente che neanche conoscevo, senza uno schema, in montagna, senza dieta, senza allenamento, senza tutte le mie certezze, eppure mi sono fidata, di me, e di te, e, non ci sono parole per descrivere questa sensazione.
Soddisfatta, triste, felice, un po’ malinconica, ma sicura e rilassata. Infreddolita dalla casa fredda e dall’umidità padovana, le labbra screpolate e i lividi sulle gambe che la neve non è poi tanto clemente quando si tratta di incontri ravvicinati anche a basse velocità. Le spalle e il collo doloranti ma un volto decisamente rilassato e leggero. Solo il volto, che qualche chilo di schifezze mangiate mi ha alleggerito la mente e appesantito un po’ lo stomaco ma per questo avrò tempo di sistemarmi. 
Gli occhi brillano, brillavano su in Marmolada, brillavano di stupore davanti a tanta meraviglia, davanti ad un paesaggio che ti spiazza, davanti a quei gesti che non ti aspetti. 

Tremo ancora un po’ se ci penso. 
Perché non mi aspettavo nulla del genere, perché era tutto perfetto prima e ora ancor di più.

Stupitele le persone, con piccolo o grandi gesti, fate ciò che non si aspettano, donate loro il vostro tempo, i vostri sorrisi, un abbraccio. 
Sono dannatamente smielosa lo so, ma sono con troppo felice. E sono me stessa. Con i miei momenti no, le mie notti insomma, le mie sveglie con la luna storta, con i coglioni girati quanto non riesco a fare quel che voglio e con la continua voglia di cucinare qualcosa di buono, con il disordine in camera, con il trucco sbavato, con la mania delle foto, con la mia curiosità di una volpe anche se tante volte sono ignorante con una capra. Io senza senso dell’orientamento, io formichina, io che vorrei sempre ottenere tutto e subito. Semplicemente me.

Scorrevano le cataste di legna rivestite di bianco, i tetti delle casette che profumano di resina ai bordi delle strade sembrano non mostrare alcun cedimento nonostante il peso che portano sulle spalle. Attorno una vegetazione spoglia, alberi distesi, stanchi di sostenere la neve che si è ormai sciolta e se ne sta tornando a casa con noi. Un lago ghiacciato ai piedi delle montagne funge da pista per papere e cigni che incuranti del freddo sguazzano e giocano agli occhi dei passanti che si fermano a fare qualche foto e a lasciar loro qualsche briciola di pane vecchio tra le risate dei bambini e i ricordi dei vecchi. Mi chiedo cosa pensa la gente vedendo tanta meraviglia, cosa torna a loro in mente..
Rientro in appartamento, queste mura spoglie e silenziose mi tengono compagnia mentre la mia testa ha già ricominciato a lavorare a pieno ritmo. Gli impegni delle settimane che mi aspettano, le persone da andare a salutare, la lavatrice che macina i giri a pieno ritmo, valigie sparse per le stanze e il pranzo per domani già sui fornelli. 

L’unico valido motivo per lasciare un posto è perché si ha là certezze di potervi ritornare. 
E io lassù non vedo l’ora di tornarci.

Silvia